Mercoledì 21 ottobre, negli spazi de Il Vicolo di Milano inaugura Li Ho Visti, nuova mostra personale di Stefano Ricci.
In esposizione circa trenta opere su carta realizzate con gessi colorati, appartenenti al ciclo nato in occasione della riapertura del Cinema Modernissimo della Fondazione Cineteca di Bologna.
Il progetto prende forma nel 2023, quando Ricci propone a Gian Luca Farinelli, direttore della Cineteca di Bologna, di accompagnare il primo anno di attività del Modernissimo attraverso il disegno. Come racconta lo stesso Ricci, “una maratona matta”, ogni giorno lavora ad un film in programmazione, lo vede, lo studia e ne cerca un’immagine da trasformare in un manifesto che verrà poi esposto all’ingresso della sala. (Stefano Ricci, Disciplina e libertà, in Li Ho Visti, Edizioni Cineteca di Bologna, 2025). Il lavoro accompagna l’intera prima stagione del cinema e porta alla realizzazione di 189 manifesti, come ricorda Marco Belpoliti nel saggio L’arte dello stato di mezzo, successivamente raccolti nell’ampio volume Li Ho Visti, pubblicato da Edizioni Cineteca di Bologna nel 2025 e disponibile in galleria.
Il disegno è da sempre il centro della ricerca di Stefano Ricci, ma il suo lavoro attraversa territori diversi: editoria, fumetto, teatro, danza, cinema, musica e performance. Libri, animazione e disegno dal vivo diventano forme differenti di una stessa pratica, in cui il gesto e la materia restano centrali. Il foglio non è soltanto uno spazio di rappresentazione, ma il luogo in cui ciò che viene osservato può trasformarsi e assumere una forma nuova.
In Li ho visti questo processo incontra direttamente il cinema. Il film non viene semplicemente illustrato: al centro c’è ciò che resta della visione. Ricci è innanzitutto come spettatore che, confrontandosi con le immagini dei film, ne estrae un’emozione e la trasforma in un’opera personale. Nel suo lavoro si può individuare uno “sfumato impressivo” e una fluidità del segno capace di restituire non un fermo immagine, ma qualcosa di mobile e instabile. Le figure sembrano così collocarsi in uno “stato di mezzo”, tra la consistenza del mondo materiale e l’evanescenza delle ombre.
Anche il rapporto con il manifesto cinematografico viene rovesciato. Queste immagini non nascono per anticipare o promuovere il film: arrivano dopo la visione. I lavori di Ricci si rivolgono allo spettatore che il film lo ha già visto, trasformando l’immagine in una traccia dell’esperienza della proiezione. La mostra al Vicolo presenta una selezione di circa trenta opere del ciclo: film diversi per epoca, genere e linguaggio vengono ricondotti ogni volta a un incontro personale, tra ciò che è apparso sullo schermo e ciò che lo sguardo ha deciso di trattenere.
Li ho visti racconta così il cinema attraverso ciò che rimane dopo la visione: non la riproduzione del film, ma la traccia che un’immagine lascia e il modo in cui il disegno può darle una nuova esistenza.
Biografia
Stefano Ricci (Bologna, 1966).
Stefano Ricci è disegnatore di fama internazionale è attivo dalla metà degli anni Ottanta e sviluppa una ricerca fondata sul disegno e sul suo rapporto con linguaggi differenti, dall’editoria al fumetto, dal teatro alla danza, fino al cinema e alla musica. Dal 1986 collabora con quotidiani, riviste ed editori in Italia e all’estero; i suoi lavori sono stati esposti in mostre personali e collettive in Europa, Russia, Giappone e Corea.
È tra i fondatori di SQUADRO – Stamperia e Galleria d’arte a Bologna e, con Giovanna Anceschi, della rivista MANO fumetti scritti disegni; nel 2021 ha fondato la casa editrice SIGARETTEN. Parallelamente all’attività editoriale, Ricci porta il disegno sulla scena, sviluppando performance in cui il gesto grafico entra in dialogo con musica, voce e movimento. In teatro ha collaborato, tra gli altri, con Leo de Berardinis, Raffaella Giordano, Abbondanza/Bertoni, ERT – Fondazione e Teatro delle Albe.
La dimensione performativa e l’osservazione dal vivo sono parte integrante della sua pratica: il disegno può nascere da un corpo, da un luogo, da una sequenza cinematografica o da un suono, mantenendo sempre una forte componente fisica e processuale. Hamelin ha sottolineato proprio il rapporto tra gesto, improvvisazione e musica nel suo lavoro, mentre la Cineteca di Bologna ne evidenzia il dialogo costante con teatro, danza, cinema, musica e arti grafiche.
La mostra rimarrà aperta dal 21 ottobre al 21 novembre 2026
Opening: mercoledì 21 ottobre ore 18.00
Orario: dal martedì al sabato 10.30 – 19
Galleria d’arte Il Vicolo – Via P. Maroncelli 2, Milano
telefono: 02 91677418
mail: infomilano@galleriailvicolo.it
