Lindsay Kemp è nato a Liverpool nel 1938.
Ideatore, regista ed interprete di uno stile personalissimo di performance teatrale, è considerato uno dei protagonisti della danza contemporanea.
Personalità internazionale veramente creativa ed eclettica, Kemp si è reso noto dalle Americhe al lontano Giappone come autore, danzatore, mimo, attore di teatro e di cinema, regista teatrale e di opere liriche, coreografo, scenografo, costumista.
Giovanissimo si trasferisce a Londra, dove studia alla scuola del noto Ballet Rambert e con molti altri maestri, tra cui Sigurd Leeder, Charles Wiedman e il famosissimo mimo Marcel Marceau. Dopo un duro e variegato apprendistato, danzando e recitando in compagnie di danza, teatro, teatro-danza, cabaret, musical e quant’altro gli offrisse l’opportunità di esibirsi, nel mettere a punto la sua peculiarità d’interprete, emerge chiaramente a Kemp la sua istintiva incapacità a inserirsi in un contesto organizzato da altri.

Comincia allora, negli anni ’60, un percorso da solista che produrrà delle performance di danza-pantomima come “Legends”, “Turquiose Pantomime” e “Crimson Pantomime”. Nel frattempo, trasferitosi a Edimburgo, fonda la sua prima compagnia e da “capocomico” produce alcuni esperimenti e happening, tra cui particolarissime versioni di “Salomè” e “Woyzeck”, e crea nel 1968 lo spettacolo che lo renderà famoso a livello mondiale: “Flowers…una Pantomima per Jean Genet”, basato molto liberamente sul romanzo “Nostra Signora dei Fiori” dello scrittore francese. Nasce così, mescolando i vari linguaggi che ha studiato e soprattutto praticato sulla scena, il suo particolare e unico stile, tra tradizione e novità. Nel 1974, una nuova versione di “Flowers” in un piccolo teatro di Londra ottiene un successo tale da doversi trasferire in un prestigioso teatro del West End e dopo mesi di trionfo a Broadway, New York. Ha inizio allora per Kemp una lunga e fortunatissima carriera internazionale con spettacoli di grande effetto visivo e musicale.

Dopo quel periodo Kemp “inizia a desiderare di nuovo la semplicità e la libertà dello spettacolo da solo…con tutto il suo arsenale di risorse.” Nasce allora, a metà degli anni ’90, lo stupefacente e straordinario spettacolo “Onnagata”, sorta di compendio della variegata poetica di Kemp rade” e “Alice”. Seguono una serie di spettacoli a solo o accompagnati da poche figure, poco più che comparse, che riprendono o rielaborano frammenti da altri spettacoli del passato: “Reves de Lumière” (1997), “Dreamdances” (1998) e il recente “Fiori spezzati: da Flowers a La Traviata”, prodotto dal Teatro Nuovo di Torino.
La sua attività grafica, forse meno nota, è parte integrante di quella teatrale e dove non si inserisce nella performance a livello progettuale fa comunque riferimento al mondo della rappresentazione.

Le sue opere grafiche sono state esposte al Traverse Theatre in occasione del Festival Internazionale di Edimburgo e alla Fundaction Mirò a Barcellona; e, oltre a molte altre, alla Galleria Luce di Venezia ed alla Galleria Il Vicolo di Genova nel 1991.
“Metto su una musica e si leva la danza – passioni gioie amori desideri tutto fluisce in una sola linea nera che balza fuori come una freccia o un angelo dal mio cuore nascosto, sul bianco splendore della pagina e prima che possa essere accecato dalle luci della ribalta il danzatore nuovo nato, appena scioltosi dal pennino o dalla mobile lingua del pennello, esegue la sua danza, l’unica per la quale verrà ricordato…
Via vola poi invisibile verso un altro momento, un altro sogno, lasciando sulla carta una traccia del suo gesto, lieve come un’ombra sulla sabbia o il segno di rossetto di un bacio, per ricordare che egli è stato lì. Non io decido quella danza, la danza che lui lascia dietro di sé: lui, e solo lui, può farlo. Appena mi abbandono alla musica, come una foglia si abbandona alla brezza, e subito sono dentro l’imprevedibile, volando sul tappeto fatato dell’immaginazione – un pennello o un ventaglio nella mia mano in danza – tracciando gesti sul foglio e sul palcoscenico: lo stesso abbandono. Il disegno è il mio partner, ci muoviamo insieme e la musica ci colora mentre danziamo per te.
La mia solitudine mi fa porto – Cadice, Marsiglia – dove marinai ballano la Java, angeli spartiscono la sigaretta coi toreri e le loro belle, e i ballerini e i miei partners si sporgono dal sogno e mi prendono la mano.
La pagina è il palcoscenico dove, assieme, tutti danziamo: il disegno, musica, il marinaio, io e te.”