Guido Bisagni (1978), noto come 108, inizia a disegnare fin da bambino, profondamente influenzato dai fumetti underground durante l’infanzia. In seguito entra in contatto con la cultura punk-rock e lo skateboarding, esperienze che segneranno in modo decisivo il suo percorso visivo all’inizio degli anni Novanta. Si laurea in Design Industriale al Politecnico di Milano ed è considerato uno dei primi e più rilevanti esponenti dell’astrazione post-writing a livello internazionale.
Alla fine degli anni Novanta, anche in relazione al superamento in Europa delle concezioni più convenzionali dell’arte urbana, abbandona progressivamente il lettering tradizionale per dedicarsi a formule espressive più autonome e riconoscibili.
Questo passaggio è sottolineato anche dall’adozione dello pseudonimo 108, un nome spersonalizzante che nasce dall’intreccio di interessi legati alle filosofie antiche e orientali.
Segni, simboli e materializzazioni astratte dalle caratteristiche organiche costituiscono il nuovo immaginario poetico e spirituale dell’artista, nel quale confluiscono fonti eterogenee: dall’astrattismo delle avanguardie storiche alla casualità dadaista di Hans Arp, dalla numerologia alla pittura primitiva. Le componenti magiche e sciamaniche, insieme alle teorie di Kandinskij, rappresentano riferimenti fondamentali nella costruzione di un linguaggio fatto di forme al tempo stesso morbide, eteree e dense, più orientato verso una dimensione intima e universale che puramente estetica, sebbene quest’ultima resti centrale.
I suoi interventi murali sono presenti in numerosi paesi nel mondo e le sue opere sono state esposte in gallerie e musei in Europa, nelle Americhe e in Estremo Oriente e sono parte di alcune collezioni e musei pubblici tra i quali la Fundación María Cristina Masaveu Peterso di Madrid.