IL NOVECENTO DI FLAVIO COSTANTINI Opere 1964 – 2000

6 ottobre – 12 novembre 2016
Galleria d’arte Il Vicolo, Via Maroncelli 2, Milano

Inaugurazione giovedì 6 ottobre 2016

La galleria d’arte Il Vicolo dedica una personale a Flavio Costantini, prima mostra organizzata dopo la morte dell’artista.

Curata in collaborazione con l’Associazione a lui intitolata (Associazione culturale Archivio Flavio Costantini) che ne conserva il lascito, è incentrata sullo stretto e imprescindibile rapporto di Costantini con la storia, sia come riferimento per i soggetti delle opere, sia come metodo della lunga e approfondita ricerca che ne ha sempre accompagnato la realizzazione.

In particolare, i lavori selezionati per la mostra presentano la personale lettura del Novecento che l’artista ha proposto nel corso di tutta la sua attività.

Un percorso che va dagli attentati anarchici di inizio secolo, al naufragio del transatlantico Titanic (1912), dalla fine della dinastia dei Romanov in Russia (1917), ad alcuni bozzetti e disegni inediti dedicati alla persecuzione degli ebrei durante il nazismo.

Come ha scritto lo storico Antonio Gibelli, l’opera di Costantini coglie il momento in cui “la creazione diventa distruzione. (…) L’uomo, capace di conquiste al limite del divino, diventa anche capace della propria autodistruzione. (…) La cosa che forse colpisce di più nel suo senso delle cose è la straordinaria prossimità che collega i due ordini di eventi. Il velo che separa la bellezza dalla tragedia è assolutamente sottile. La stessa bellezza ha una natura ingannevole: l’eleganza delle forme non ci preserva dalla morte ma ci introduce ad essa. Nella sua visione del mondo forse la parossistica vicinanza tra valori e disvalori, tra utopia e regresso ha prodotto un rifiuto rancoroso, esasperato di ogni mito progressista e si è convertito in un culto paradossale della negatività”.
Come scrive Costantini in una sua lettera inedita a un amico:

Carissimo,
ho trovato un breve e significativo scritto di dieci o quindici anni fa, quando cioè mi sprofondavo nel dramma o melodramma.
Dico significativo perché c’erano delle semplificazioni e comparazioni: Kafka, Bakunin, di qua o di là dalla barricata, la solitudine e la non solitudine.
Il punto è questo: ora c’è stato un ulteriore sviluppo o inviluppo, dalla solitudine (Kafka) alla non solitudine (Bakunin) e di nuovo ora alla solitudine ma non con Kafka – è una solitudine diversa, forse colorata di cinismo.
Dio è morto ovvero è morta l’utopia (vedi Le Malentendu di Camus).
Andiamo verso il Polo Nord (soli), che è soltanto un punto convenzionale, un’espressione geografica, un puntino sul ghiaccio, su quel ghiaccio che deriva però con le correnti e si scioglie, e quindi (il puntino) va rinviato e ricercato continuamente con reiterate e puntigliose osservazioni astronomiche.
Quando allora parlavo di potere, la parola aveva per me un significato completamento diverso.
A parte il fatto che l’espressione è stata inflazionata e volgarizzata e chiunque ne parla dopo aver guardato la televisione.
Ora per me ha perso il suo fascino mostruoso.
I miei eroi hanno smesso di combatterlo, si avviano in solitudine verso il Polo Nord che però non esiste.
Il mio atteggiamento manicheo è crollato verticalmente e con esso il melodramma e la partecipazione entusiastica.
Se per questo sono un controrivoluzionario, pazienza.

 

In occasione della mostra Francesco Casetti ha scritto un testo che descrive il lavoro dell’artista.

Biografia
Flavio Costantini (Roma 1926-Genova 2013).
Dopo gli anni dedicati alla navigazione prima nella marina Militare poi in quella Mercantile, nel 1954 si stabilisce a Rapallo.
In questi anni giovanili il suo interesse principale è la letteratura, in particolare Franz Kafka, di cui comincia a illustrare alcuni romanzi (America, Il Processo).
Per caso, inizia a disegnare stoffe per un creatore di alta moda a Santa Margherita Ligure, poi si unisce allo studio grafico Firma di Genova e collabora con le riviste aziendali della Shell e della Esso. Lavora in maniera più continuativa per l’Italsider.
Nel 1959, in seguito a un viaggio in Spagna comincia a lavorare a una serie di opere, realizzate a olio su tela, dedicate alla tauromachia.
Dal 1963, dopo un viaggio nell’allora Unione Sovietica e una serie di letture e ricerche sul movimento libertario internazionale, si dedica a una serie di dipinti a tempera ispirati ad alcuni dei principali e traumatici eventi della storia del movimento anarchico tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo.
Dagli anni Ottanta in poi l’artista si concentra sulle conseguenze di alcuni eventi storici emblematici ed esprime un progressivo scetticismo nella possibilità di “salvazione” politica e personale attraverso una serie di opere dedicate prima al naufragio del Titanic, poi alla fine della famiglia Romanov.
Parallelamente a queste ricerche, realizza negli anni una serie di ritratti – a tempera e collage – di scrittori e poeti, ritornando così all’origine della sua ispirazione, la letteratura.
Costantini è stato anche illustratore di numerosi libri. Tra i principali Il cavallino di fuoco di Vladimir Majakovskij (1969; ristampa 2006), Cuore di Edmondo De Amicis (1977), La linea d’ombra di Joseph Conrad (1989), Ricordi dal sottosuolo di Fëdor Dostoevskij (1997).
Ha collaborato con le sue illustrazioni a numerosi quotidiani e periodici nazionali, tra cui La Domenica del Corriere, Corriere della Sera, La Repubblica, L’Europeo, Panorama e L’Espresso.

INFO:
Martina Gagliardi_Galleria d’arte Il Vicolo,
Via Maroncelli 2,
Milano_+393400692103_0291677418_
martina.gagliardi@galleriailvicolo.it

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